‘la forma della relazione 2014’, di Paolo Martore

La forma della relazione 2014

 

Per molti l’arte contemporanea è spesso noiosa e perfino antipatica nella sua assillante ricerca di novità, che non è difficile sfoci in un gioco bizzarro. Lo scetticismo, condito di sdegno o divertimento, è una reazione comune di fronte non solo ai casi eclatanti di opere o eventi spettacolari finanziati con ingenti somme di denaro (pubblico o privato) a scopo promozionale e propagandistico, ma paradossalmente anche al gesto polemico e dissidente, che mira proprio alla demistificazione di quella produzione spettacolare. Il rischio è che in entrambe le circostanze, il grande pubblico le consideri comunque come velleitarie, forme più o meno riuscite di intrattenimento.

D’altronde, reversibilità e permutabilità dei valori sono favorite dall’evoluzione dell’arte. Con il postmoderno, l’oggetto materiale è diventato sempre più irrilevante; mentre ha assunto importanza cruciale il contesto, ossia la rete di relazioni umane entro cui l’opera sorge e circola: ovvero, l’opera, affrancata da ogni stabile forma fisica, prende una forma definita nel momento in cui contribuisce a rendere concreta e manifesta una certa rete di relazioni. Allora, l’arte coincide con le pratiche sociali; e se le pratiche sociali designano qualcosa come arte, dunque è arte. Tale situazione non è mai statica e l’assimilazione di pratiche nel dominio artistico implica allo stesso tempo la trasformazione delle attività stesse. La forma instabile di relazioni instabili.

Ma l’instabilità è un tratto ambiguo. Le avanguardie insegnano che spesso l’intenzione dietro l’opera contemporanea era (ed è) quella di contestare l’establishment culturale, denunciandone il funzionamento quale trasparente assurdità. Tuttavia, la storia più recente ha dimostrato che il potere, proprio facendo leva sulla natura instabile delle relazioni, è in grado di dirottare ogni pratica e ogni agente, non importa quanto eccentrici, entro la propria orbita di controllo. Se l’arte è una serie di forme organizzative costruite a partire da varie pratiche secondo un impianto concettuale vissuto ma non percepito del tutto consapevolmente, il problema diventa quindi eludere la cooptazione; e questo richiede una sua scienza.

Allora, cosa rappresentare e come rappresentarlo? Con un’esposizione, il cui principio ordinatore è il dubbio sulla propria stessa forma d’ordine. Lo spazio circoscritto e neutrale di una mostra d’arte celebrata in un luogo istituzionalmente deputato, per riflettere sugli effetti profondi e inquietanti del Potere, sulla sua violenza implicita e indiretta, sulle sue modalità di manipolazione del vissuto.

Spazi di contenimento, di segregazione, di discriminazione, di coercizione – lo studio sulle carceri di NOS (Carcerrario); l’analisi sul panopticon si specchia nella scultura “ottica” di Luca Petti; l’attivismo di Aladin Hussain Al Baraduni (video e murales); la foto di Valerio Muscella della manifestazione NO CIE di Roma di quest’anno che rappresenta l’intera mostra; il lavoro di Maria Rocco sui territori palestinesi (reTURN); la scultura ironica di Osvaldo Tiberti (Evasione); i ritratti dei pazienti del Don Guanella di Mahsa Khaligh Razavi (Tra mente e corpo); il pelo umano incorniciato di Emanuela Barilozzi Caruso.

Luoghi di trasformazione di corpi, di idee, di memorie – paesaggi tra naturale e artificiale tra realtà immaginazione e memoria la complessa installazione di Su Koung Bang (My Garden), il video di Ryang (Wave) di Massimo Mazzone con i suoi Nove metri quadri di ferro sui quali appare scritta col gesso la stella a cinque punte cerchiata.

Spazi dove la relazione tra le cose è sempre precaria e opinabile; la trappola postmoderna della trasformazione incessante agisce in primo luogo sulla memoria, che persiste, sebbene frammentaria, distorta, rimossa – Nicoletta Braga (Tableaux vivants, intitolati: Alla Repubblica Spagnola, Braga; Lo scultore anarchico Pietro Coletta nello studio di Milano; Desparate feminino); Juan Pablo Macias (Tiempo Muerto); ma anche SOS workshop, Arianna Sorgentone (Efìmero) e Alice Vercesi (Taci il nemico ti ascolta); e il richiamo «homo hominis lupus» di Alain Urrutia (Chapter V).

E la trasformazione è la dimensione in cui la rete dei poteri esercita la sua disciplina sui corpi, naturali e artificiali, e sulle popolazioni – Avesproject (Attraversamento rospi); con una sensibilità a quanto proviene dal America centromeridionale con Ctrl+Z (la tren), centro culturale “autocostruito” in Messico; Rural Boxx (Nido); Glac (Virgen con termitas), la favelizzazione della torre David a Caracas; l’acchiappasogni dei nativi americani di Domenico Laterza (The Dreamer); Matteo Locci (Villa 31), con il carrello della spesa surreale con i prodotti della favela di Buenos Aires.

Ciò che sembra necessario, allora, è smarcarsi dal conformismo al quadro mentale in perenne riassetto, inaugurando nuove forme di relazione, richiamando le piazze in rivolta delle Primavere arabe ed europee – Escuela Moderna/Ateneo Libertario (biblioteca e cupole); Laura Cazzaniga (Stars and Moons); Elisa Franzoi (La piazza siamo noi); ma anche United Artist of the Museum (Democrazia?); Antonella Conte (Una rosa – muore – per la democrazia); e ancora Emiliano Coletta (Rosam/Rosae); per terminare con lo sguardo sulla fantasia dell’infanzia (il video di Alessandro Colombo).

In appropriate circostanze, una cultura può assorbire una rete che le è a tutti gli effetti estranea, trasformandola. In mancanza di opportune circostanze, la cultura può contentarsi di esibire la rete discrepante come estranea. Acquisire consapevolezza dei processi che sorreggono le forme di relazione e applicare con costanza questo sapere alla realtà pratica individuale sono dunque passi necessari per evitare di vivere secondo idee falsate di sé stessi.

 

Paolo Martore

 

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Dieci anni di Brera TRA ARTE ARCHITETTURA E TERRITORIO

Dieci anni di Brera TRA ARTE ARCHITETTURA E TERRITORIO
di Massimo Mazzone
Cattedra di Tecniche della Scultura
Accademia di Belle Arti di Brera, Milano

NARRAZIONE
Fin dal 2004, la Scuola di Scultura di Brera, ha promosso con associazioni e gruppi quali com.plot S.Y.S.tem, Escuela Moderna/Ateneo Libertario, Cantieri d’Arte, et al, un articolato progetto di indagine sulle relazioni tra Arte, Architettura e Territorio che ha costruito molti appuntamenti in varie sedi tra le quali ricordiamo il Goethe Institut di Roma l’Altra Roma/immagini d’Europa (vedi i link) http://complotsystem.org/index.php/work/laltra-roma
ma anche alla Triennale di Milano con il progetto com.plot city meeting point http://complotsystem.org/index.php/work/triennale-milano
all’Ex Mattatoio di Roma http://complotsystem.org/index.php/work/ex-mattatoio
come anche in molte Facoltà europee.
Un focus su Arte Architettura e Territorio che ha dato il titolo ad un Post Lauream sperimentale gratuito, realizzato in un progetto interfacoltà tra Brera, Architettura Roma Tre, Valle Giulia e Beni Culturali, Viterbo. Il Corso di perfezionamento ha visto la partecipazione alle Biennali di Architettura di Venezia nelle edizioni 2006 e 2008, nel 2006 al padiglione Francia commissario Patrick Bouchain e curatori il gruppo francese exyzt!, nel Padiglione Italiano e nel Padiglione della Repubblica Bolivariana del Venezuela allora curata da Juan Pedro Posani sia nel 2006 che nel 2008.
http://complotsystem.org/index.php/work/10-biennale-venezia
http://complotsystem.org/index.php/work/11-biennale-venezia
http://complotsystem.org/index.php/work/edifici-concettuali
http://complotsystem.org/index.php/book
A cavallo dello svolgimento del Corso, la Scuola ha avviato collaborazioni con un Teatro indipendente di Milano, il Teatro della Contraddizione che risultera vincitore del Premio Città di Milano nel 2010, in un primo tempo con la rassegna transiti/confini contemporanei, poi con l’avvio ufficiale nel 2011 del Festival Internazionale delle Arti ExPolis.
Parliamo di una indagine sullo spazio dell’arte e della vita, sul corpo e sul potere, sulla performance e sul perfomativo globale, sulla memoria storica e archeologica che caratterizza l’Europa, sulle piazze indignate, sulla crisi economica e sociale che attraversiamo, sulla gentrification, sui grandi progetti europei e nazionali, sulle relazioni profonde intercorrenti tra azioni culturali e di politica culturale e azioni politiche in senso lato, una indagine approfondita che ha coinvolto alcune delle figure piu rilevanti del panorama culturale internazionale. Solo per ricordare alcuni, Francesco Proto, Fabio Mauri, Gianfranco Barucchello, Vito Bucciarelli, Juan Jose Lahuerta, Robert Terradas, Vito Acconci, Franco Farinelli, Beppe Bonini, Beppe Dematteis, Francesco Cellini, Alberto Abruzzese, Andrea Staid, Beltran Roca Martinez, Stuart Hodkinson, Francesco Ghio, Santiago Sierra, Juan Pablo Macias, Maya Segarra Lagunes, Lorenzo Romito, Nicoletta Braga, Bifo, Helio Piñon, Mauro Folci, Carla Subrizi, Jose Juan Barba, Domingo Mestre, Maya Segarra Lagunes, Sara Gonzalez, Albert Vidal, Joan Baixas, Cristiana Morganti, Sebastian Redecke, Massimiliano Fuksas, Lamberto Pignotti, Giorgio Muratore, Paola Tognon, Angelo Torricelli…
Il tema dell’Expo 2015 risulta essere un pretesto in qualche modo idoneo per osservare come i grandi processi economici abbiano ricadute sulle città europee, e in generale sulla vita dei cittadini. Abbiamo osservato altre città ed altre esperienze da Bilbao a Sevilla a Valencia, da Londra a Glascow, a Roma, per comprendere lo scarto che esiste tra la promessa di successo e il fallimento, tra le speranze che le cosiddette Grandi Opere evocano, ed il paesaggio di macerie che lasciano dopo il loro passaggio. Il Festival ha affrontato nel 2011, qual è l’estetica rivoluzionaria? nel 2012 http://metalocus.es/content/en/blog/ex-polis-2012
http://metalocus.es/content/en/blog/art-action-utopia-and-more
http://www.triennale.it/it/calendario/calendario-eventi-list/1088-expolis-2012-quale-lestetica-rivoluzionaria

il diritto alla città e le praxeis delle arti 2013, http://www.accademiadibrera.milano.it/it/el-derecho-la-ciudad-y-las-praxeis-del-arte%E2%80%A8il-diritto-alla-citt%C3%A0-e-le-praxeis-dellarte.html

http://metalocus.es/content/en/blog/loving-arts-biennale-academy
per giungere alla edizione di quest’anno che ha visto convergere sinergicamente altri Festival..
http://www.expolis.org/
http://www.expowhat.it/
Le attività sono state accompagnate ogni anno da una mostra che sempre si è chiamata la forma della relazione e che si è svolta di volta in volta alla Fabbrica del Vapore con Maschere Nere o alla Triennale, al Mattatoio a Roma, ad Arezzo, all’Arci Viterbo o al Teatro Marinoni a Venezia e che quest’anno si può visitare al Museo Tuscolano/ExScuderie Aldobrandini di Frascati, fino al 25 Maggio, curata da Paolo Martore.

<luoghi dell’arte e luoghi della vita> e, <la forma della relazione> corpi/idee/poteri di: Massimo Mazzone

Valerio MUSCELLA

Valerio MUSCELLA

Il Festival ExPolis si chiude quest’anno come Festival coodiretto da Linzi e Mazzone, nel senso che la bella esperienza per me termina con il largo anticipo previsto allora rispetto al pretesto dell’Expo.

In questi anni abbiamo cercato di stimolare un dibattito interdisciplinare ad ogni livello, sul significato di queste operazioni, e lo abbiamo fatto in sediistituzionali e con interlocutori qualificati, tuttavia la macchina <EXPO> ha proceduto senza indugi, senza unareale partecipazione di base, senza nessuna condivisione sociale.

Al massimo siamo stati un poco di polvere nell’ingranaggio… Personalmente rifiuto di pormi pregiudizialmente come un pro expo o come un contro l’expo, la cosa(il porsi), risulta essere un abbaglio grave e non intendo mettere il mio tempo (cioè la mia vita) al servizio di qualcosa che difficilmente potrebbe risultarmi più estraneo, più lontano, alieno direi…

Dunque pare proprio che il prossimo anno avremo a Milano l’EXPO 2015, un ‘grande evento’, IL GRANDE EVENTO, presentato dai ‘decisori’ come supposto volano di sviluppo e progresso economico e sociale; la manifestazione presumibilmente si svolgerà in qualche modo tra luci ed ombre con gli ormai ‘fisiologici’ ritardi italiani e tutto lascia supporre che lascerà in città oltre a qualche infrastruttura, le stesse cose che queste grandi manifestazioni hanno già fatto ereditare alle città che ci han preceduto su questo cammino.

Macerie, secondo alcuni, infiltrazioni della criminalità organizzata secondo altri, di certo, come annunciato lo scorso anno dall’ex Presidente del Consiglio Gianni Letta, contratti e forme di lavoro all’insegna di un sempre più radicale sfruttamento di chi lavora con l’introduzione di contratti speciali, che si propongono come <modello generale> da estendersi a tutto il Paese; la situazione così assume carattere paradossale visto che tali <modelli> sono perfino stati concertati con alcune Organizzazioni Sindacali, oggi scandalosamente deboli in fase negoziale. Intanto in Italia le carceri scoppiano, lo stretto di Sicilia è un cimitero marino, abbiamo, sotto mentite spoglie, dei veri e propri <campi di concentramento> e le Leggi Razziali, nella quasi indifferenza generale, oggi come ieri, l’Italia risulta immune da qualsiasi autocritica rispetto alle decisioni che l’irrisoria percentuale governante mette in essere a nome del Popolo italiano.

Tornando all’EXPO… Potrebbe anche darsi che un miracolo avvenga e che a questi processi narrativi e speculativi si affianchi qualche cosa di buono per la città per i milanesi e per l’Italia intera, tuttavia, osservando il fenomeno nella sua parte preparativa, non abbiamo fino ad oggi notato nessun profondo progetto sul <dopo EXPO>, ne deduciamo che Milano come altre città in precedenza, non ha pensato veramente al proprio futuro.

La malinconica mancanza di futuro sembra sempre più il carattere fondamentale di questa nostra epoca depressa, a questo stato di depressione e/o depressione di stato, molti hanno reagito andando per la propria strada, costruendo relazioni diverse da quelle economicistiche e utilitaristiche, piantando semi di artivismo, rilanciando concetti mai sopiti di istanze autonome, libertarie, quelle di una ecologia sociale tendente a illuminare tutti i diritti e tutte le culture…

Le questioni legate ai grandi eventi, che si tratti di piani strategici, corridoi strategici europei, infrastrutture, olimpiadi, capitali europee della cultura, G8, mondiali di calcio, o esposizioni universali, hanno sempre ricadute sulle società, sull’urbanistica, sulla spazialità di una città, sull’architettura e sulle arti, sulla definizione linguistica e politica e oserei dire ultrapolitica di ciò che resta pubblico nel senso di tutti e ciò che diventa privato, nel senso di sottratto alla collettività. Le rassegne di questi anni denominate ExPOLIS hanno affrontato molte volte queste relazioni anche nelle mostre intitolate appunto <la forma della relazione>, chiamando artisti, esperti, studiosi e personalità da tutta Europa a intervenire sui vari aspetti di questa realtà che ci si fa incontro. Voglio solo rammentare brevemente le tavole rotonde alla Triennale di Milano con Angelo Torricelli Preside del Politecnico di Milano, Alberto Abruzzese, Paola Tognon, Christian Caliandro, Nello Barile, dello IULM, Marco Tulli del Circolo Berneri di Arezzo, Maria Pinto e Beltran Roca Martinez della CNT spagnola, ma anche Sara Gonzalez e Stuart Hodkinson dell’Università di Leeds, e critici e artisti come Paolo Martore, Marco Trulli, e Juan Pablo Macias, Santiago Sierra, Y Liver, Alessandro Zorzetto di Rural Boxx, Luca Stasi di Ctrl+Z, Daniele Porretta del Sindicat d’Arquitectes de Catalunya, Emiliano Gandolfi di Cohabitation Strategies Rotterdam, Lorenzo Romito di On STALKER, Marco Rinaldi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Jose Juan Barba di Metalocus,uniti agli interventi a Brera di Franco Farinelli, Albert Vidal, Joan Baixas, Cristiana Morganti, Juan Simo, Luigi Guaineri, e alle attività a Venezia sia in Biennale che al Teatro Marinoni, con Laura Cazzaniga, Elisa Franzoi, Claudio Giorno(NO TAV), Emanuela Fornari(Roma Tre), Antonio Gomez Villar (della Pompeu Fabra), Alain Urrutia, Domingo Mestre, Nina Voets, Diego Peris, GLACCaracas, e molti altri che trascuro per brevità.. Abbiamo costruito un percorso di dialogo ascoltando il punto di vista, i punti di vista di artisti, sociologi, geografi, architetti, urbanisti, attori e performer, danzatori, registi, una polifonia di posizioni che hanno esplorato temi quali il lavoro, (anche il lavoro degli artisti), il rapporto dei cittadini con gli Enti che compongono lo Stato, tra le Università e l’imprenditoria, la mancata rete culturale tra soggetti illustri che compongono il panorama milanese.

È noto infatti che a Milano, come anche nel resto d’Italia, da tempo, non esiste un circolo culturale degno di questo nome, il dibattito culturale risulta azzerato da mezzo secolo, le personalità in posizioni apicali pro tempore, non si conoscono tra loro e quando si conoscono non si riconoscono(forse per via del cappuccio!) e non si parlano, e se si parlano, difficilmente si pongono in sinergia a livello istituzionale, il tema passa dalla competenza propria alla competizione e da questo alla santa ignoranza reciproca..

I grandi Maestri si rivoltano nella tomba, del resto Pasolini ne <la Ricotta> faceva dire a Orson Welles:… il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa.. Anche a livello di base, ciascuno vive produce e riproduce codici interni, i linguaggi sono spesso datati, la Storia sociale semicancellata anche se eccezioni esistono e cito su tutte l’Archivio Primo Moroni. Alcuni interessanti programmi collegati si trovano ai
http://www.expolis.org/

I titoli di ExPOLIS non a caso sono stati nel tempo: le città fuori della città, Elk: ognuno porta l’acqua al suo mulino, (oppure ciascuno cerca se stesso nelle cose del mondo), pesce grosso mangia pesce piccolo e il pescatore se li mangia tutti, qual è l’estetica rivoluzionaria, wunderkammer, sull’utopia, il diritto alla città e le praxeis delle arti, quest’anno proponiamo <luoghi dell’arte e luoghi della vita>.

Al mattino del 6 a Brera si svolgerà un seminario con l’antropologo Andrea Staid e con lo storico dell’arte Paolo Martore del NACCA(New Approaches in the Conservation of Contemporary Art) mentre nel pomeriggio, Angelo Torricelli e Luisa Ferro ci guideranno ad una <passeggiata archeologica milanese> alla scoperta di un percorso inedito di Milano. La mostra <la forma della relazione> a Frascati nel Museo Tuscolano dal 10 Maggio, ha come sottotitolo corpi/idee/poteri e riassume alcuni punti vista certamente non esaustivi propri della ricerca artistica attuale che interseca arte, vita e attivismo.

La mostra risulta composta da una rassegna video, da alcune opere che spaziano tra fotografia, performances, scultura e pittura e da alcune installazioni ambientali <site specific>. Curata da Paolo Martore, propone un percorso esplorativo che necessita di un certo spirito d’avventura del visitatore che si troverà a confronto con il significato profondo di alcuni luoghi(CIE, carcere, manicomio, scuola), ci si troverà a tu per tu con il nazionalismo di tutti gli Stati Nazione e con le <primavere arabe>, con la DEMOCRAZIA, con l’Utopia, con l’Anarchia, con lo spazio intimo di relazione tra la vita biologica e la biopolitica, col naturale e con l’artificiale… Una mostra che promette di avviare riflessioni profonde
sull’attualità delle nostre relazioni sociali.